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Non poteva che iniziare col botto… Con il concerto di mercoledì scorso a Largo Venue è partito il tour che promuove il nuovo disco di Filippo Gatti “Viaggio sentimentale” prodotto insieme a Riccardo Sinigallia, uscito l’8 dicembre 2025 per l’etichetta Folkificio.
Lo avevamo ascoltato in anteprima al Teatro Basilica in due serate sold out che hanno radunato attorno a quello che si può definire un artista completo, un discreto numero di fan che seguono Gatti più o meno da sempre, ed ecco che il concerto si trasforma in una rimpatriata, perché lui è vero, diretto, leale, esattamente come la sua musica. Oggi come ieri.
Entrando era palpabile l’emozione fra il pubblico che arrivava alla spicciolata, per sistemarsi nelle prime file, e con un certo anticipo nonostante un reel di lancio un paio di giorni prima sottolineava che l’appuntamento era al solito orario romano.
In un’atmosfera informale, quasi confidenziale, intorno alle 21,45 appaiono - ognuno dal suo lato di palco - Filippo Gatti e Riccardo Sinigallia. Filippo siede su uno sgabello con le sue chitarre al fianco, Riccardo si accomoda dietro alle tastiere, sintetizzatori e sampler. Ed è in questa immagine che convergono le due anime di questo disco: le chitarre ruvide e legnose e la voce graffiante di uno, e i suoni dilatati e profondi delle tastiere dell’altro.
Il repertorio rispecchia esattamente la tracklist del disco, e dopo il solito rituale di aggiustamento di corde Filippo attacca con “Le ragioni personali”, nel tempo di due riff si sente un “botto” proveniente dal bar, nulla di che ma tanto basta per far fermare Filippo che con un ghigno dice che non si può iniziare un pezzo (un concerto!) così, e quindi ricomincia da capo. Uno scambio veloce di occhiate con Riccardo e si riparte. Stavolta si arriva un po’ più a fondo nella parte strumentale iniziale, ma improvvisamente un’altra brusca interruzione, anticipata da un’altra serie di sguardi interrogativi stavolta da parte di Riccardo: è Filippo che si rende conto di aver preso l’accordo sbagliato. A questo punto è chiaro che ci si è giocati tutte le carte degli imprevisti, e così dopo una risata liberatoria, accompagnata dal supporto del pubblico, ed un’altra aggiustatina all’accordatura stavolta si può iniziare davvero (ed ecco spiegato l’esordio di questo racconto).
Tutta la prima parte è dedicata al disco, nella sua sequenza originale, con qualche breve e immancabile aneddoto. Ripensando alla presentazione in anteprima, un’esibizione in solo, voce e chitarra – una sorta di unplugged – senza neanche una sbavatura, qui i suoni sono stratificati grazie ad un vero e proprio tappeto sonoro onirico e avvolgente, senza però discostarsi di un millimetro dall’approccio minimale al quale ci ha abituati il nostro artigiano della canzone d’autore.
Dopo un mini-viaggio nelle atmosfere siderali create da Sinigallia, Gatti ritorna sul palco poggiando una bandiera della Palestina su un amplificatore, ed esegue Una minima bugia seguita da “Una rigenerazione”, momento in cui sul palco insieme a loro si unisce anche Laura Arzilli con il suo basso. A quel punto abbiamo tutti la percezione che questo viaggio stia per terminare, e che sia stato un concentrato di emozioni difficili da smaltire ma c’è ancora spazio per un altro pezzo che esalta il sodalizio storico (e pure tutto il pubblico): Requiem per i grandi numeri tratto da Tutto sta per cambiare (anno di grazia 2003), e poi quell’inno alla resistenza interiore che si cela dietro il titolo Grande verde (brano nuovo dall’EP uscito a fine estate scorsa).
E’ stato in definitiva un vero viaggio sentimentale che ci ha ricordato quanto sia vitale in un’epoca di ascolti distratti la bellezza della musica “fatta bene” come quella di due cantautori che non hanno mai rincorso il consenso facile, ma che ogni volta che li ascoltiamo riescono a scavare solchi nelle nostre anime. Ci lasciamo forse con quel senso di vuoto che segue dopo un’esperienza preziosa e quasi irripetibile, ma con l’auspicio che questo loro ritrovarsi non sia solo un passaggio fugace ma prosegua a lungo, per regalarci ancora la loro visione autentica ed essenziale, da veri amici nel tempo
Articolo del
21/04/2026 -
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