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Il nuovo singolo di Gintsugi, "Battlefield", è una riflessione intensa ed emotiva sulle relazioni moderne - e una silenziosa sfida alla convinzione culturale che l’amore debba essere doloroso per essere autentico. Anticipa l’EP in uscita in autunno per Beautiful Losers e Nos Records. Ne abbiamo parlato con Luna, l’artista che si cela dietro il moniker
Chi è Luna Paese? E chi è Gintsugi? GIntsugi è un progetto che nasce dalla tematica della musica come riparazione delle faglie che ognuno porta in sé, ed è concepito da una musicista e cantautrice che era pianista alla base e poi ha esplorato altre forme artistiche come la performance e la danza
Sei conosciuta per uno stile ricco di chiaroscuri neoclassici e atmosfere quasi lynchiane. Nel tuo nuovo singolo Battlefield esplori sonorità più pop. Com’è nata la canzone? La canzone è nata da una collaborazione con il musicista e produttore FAV, è stata scritta e prodotta in collaborazione e rispecchia veramente l’alchimia tra i nostri due stili. Più che una nuova direzione, è proprio una collaborazione.
Il tema di Battlefield sono le relazioni d’amore. Deve per forza essere una battaglia? In realtà il tema è un trip negli anni ’60 e nell’immaginario romantico che per me personalmente poco ha a che vedere con quello che considero amore. Si tratta piuttosto di un certo immaginario dell’amore come campo di battaglia diffuso da film e da canzoni, quello che Joni Mitchell definirebbe “l’amore nevrotico immortalato nei film”. Il tema è rendersi conto che nonostante gli apparenti colpi di scena dell’immaginario romantico, si tratta di un copione vecchio e noioso, perché è lo stesso film che si ripete.
Come lavori solitamente per produrre una traccia? Di solito parto da una melodia e poi non ci sono regole, a volte la canzone esce fuori in pochissimo tempo, e a volte servono mesi perché tutte le parti vedano la luce. Comunque in genere parte con una chitarra o un piano e delle parole che escono fuori in modo piuttosto organico.
Nella vita e nell’arte ti muovi tra Italia e Francia: come mai questa doppia cittadinanza? Come influenza la tua musica? Mi sento sempre un pesce fuor d’acqua sia di là che di qua alla fine, ed in questo disagio trovo un modo di continuare ad esistere senza realmente appartenere a nessun posto
Il singolo precedente, Stranger, hai deciso di non farlo uscire su Spotify. Come mai? Per ragioni politiche ma anche per sperimentare su quanto sia facile o difficile far spostare le persone di piattaforma, vedremo nel tempo ma mi sembra che il movimento sia molto lento. Per esempio, se tutte le playlist anche alternative restano su Spotify, è chiaro che da singolo artista tu semplicemente ti privi di un canale, ci vorrebbe un movimento di massa. In ogni caso sperimento diversi canali in questo momento, perché tutto non diventi un’abitudine di uso e consumo e per capire come meglio far arrivare la mia musica
Come pensi un artista possa oggi creare una relazione col proprio pubblico? Senti di riuscirci? Per me il primo luogo di relazione è il live, ed è lì che la relazione si crea direttamente, senza filtri. Resta il momento di scambio più importante per me
Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo EP in uscita dopo l’estate? Nell’EP c’è molta sperimentazione sulla forma canzone e un uso importante di strumenti analogici, per scelta estetica. Ogni traccia è molto diversa dalla precedente ed ognuna ha una sua identità precisa, ma in tutto l’EP si lavora sul chiaroscuro e il mischiare emozioni oscure ed altre luminose, e far coesistere queste due parti.
Articolo del
16/07/2026 -
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