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L’idea di base era ottima: ricordare i grandi artisti della scuola genovese attraverso l’interpretazione dei cantanti di oggi.
A Sanremo è arrivata La Notte dei Fiori, un serata speciale registrata il 24 luglio sul palco fronte mare di 𝐏𝐢𝐚𝐧 𝐝𝐢 𝐍𝐚𝐯𝐞 e che verrà trasmessa in prima serata su Rai 1 sabato 29 agosto.
Lo show, realizzato in collaborazione tra Rai e Comune di Sanremo, è stata però un’occasione mancata di far vivere le emozioni alla piazza: solo 300 i posti a sedere ed esclusivamente su invito; il grande pubblico era “isolato” dietro le transenne e, come unica magra consolazione, si è deciso di montare un maxi-schermo per permettere di seguire un po’ meglio la serata.
È vero, si sapeva che sarebbe stato uno spettacolo televisivo, con pause e registrazioni, ma proprio perché si è deciso di girarlo in una grande piazza estiva (e non in un teatro o studio televisivo), sarebbe potuta andare diversamente, approfittando del “reale” calore di un grande pubblico.
La serata si è aperta nel ricordo di Gino Paoli, appena scomparso, con “4 amici al bar” e poi con “Una Lunga Storia d’Amore”, affidata a uno degli ospiti più attesi dello show, Fabio Concato, che ha regalato forse il momento più emozionante della serata. “Siamo davvero felici di vedere questo tuo ritorno sul palco”, ha detto Savino, riferendosi allo “stop” di Concato per quasi un anno per motivi di salute.
Fabio dopo l’interpretazione ha raccontato un aneddoto: “era il 1981, eravamo a casa di Gino Paoli e ha voluto sentire la mia “Domenica Bestiale”. Me la ricanti? Mi dice: è bella, ma sara’ la tua condanna. Sarai costretto a cantarla per i prossimi 40, 50 o 60 anni. E aveva indovinato”.
Tosca ha fatto rivivere la magia de “La Gatta’”, con tanto di melismi vocali trasformati in miagolii: “finalmente anche questa celebre gatta ha una voce”, ha detto al termine del brano, “ma l’idea non è mia, bensì di Rossini”, celebre compositore che nel 1825 insieme a un autore rimasto sconosciuto, diede vita all’originale “Duetto buffo di due gatti" per due soprani.
Altro mostro sacro, Fabrizio De André, è stato ricordato con vari capolavori tra cui “Amore che vieni, amore che vai”, interpretata da Maria Antonietta & Colombre, duo in gara al Festival 2026.
Un altro dei momenti più intensi è stato il ricordo del grande Luigi Tenco e di quel tragico Festival del 1967: per lui nel cielo di Sanremo è risultata “Ciao Amore Ciao” nell’interpretazione del vincitore delle Nuove Proposte 2026 Nicolò Filippucci (che poi ha cantato anche “Come Saprei” in omaggio a Giorgia) e “Mi sono innamorato di te” cantata da Angelica Bove.
Umberto Bindi è stato omaggiato da Tosca con “Il Nostro Concerto”, anticipato da un video in cui il cantautore dice “Vorrei che ci fosse qualcuno disposto ad ascoltare”. Tosca ha sottolineato: “questo pezzo ha 72 anni, Bindi era troppo avanti. È stato emarginato, abbandonato per la sua omossessualità, è morto in povertà. Questo non deve mai succedere”.
La giovane Roshelle ha ricordato Bruno Lauzi con “L’appuntamento” e “Ritornerai”, mentre alcuni celebri brani di Ivano Fossati sono stati affidati a Marco Masini (“La musica che gira intorno”), Anna Tatangelo (“E non finisce mica il cielo”, nell’omaggio anche alla magistrale interpretazione di Mia Martini) e Fabrizio Moro con “La mia banda suona il rock”, ma anche altri suoi brani come “Sono solo parole”, portata al successo da Noemi.
Oltre all’omaggio al cantautorato ligure, c’erano anche momenti dedicati ad alcuni grandi successi del Festival, come “Disperato” di Marco Masini, che ha ricordato di aver iniziato la sua carriera “come tastierista di Umberto Tozzi, io mi sento sempre innanzitutto un musicista”.
Oppure “Cinque giorni” di Michele Zarrillo cantata da Anna Tatangelo, che ha raccontato di cantarla al karaoke quando era piccola.
I protagonisti della serata dal vivo hanno dimostrato una grande vocalità, precisione e la capacità di interpretare con intensità i brani scelti.
C’è stato spazio anche per momenti più leggeri: Cristina D’Avena ha interpretato tre sigle scritte da autori liguri, “La Tartaruga” di Bruno Lauzi, “Pollon” di Piero Cassano e “Calimero Dance” di Franco Fasano. “Dovremmo imparare tutti a rallentare un po’, come la tartaruga”, ha sottolineato Cristina.
Un altro gioco musicale ha visto come protagonista Sabrina Salerno in una serie di curiosi mash-up che hanno unito canzoni appartenenti a epoche diverse - da un lato i successi anni ‘80 di Sabrina, dall’altro quelli sanremesi più recenti” - come “Boys” sulla base di “Dimmi come” di Alexia o “Sexy Girl” fusa insieme a Laura non c’è” di Nek.
Sempre a proposito di divertimento, le incursioni comiche erano a opera di Federico Basso e Antonio Ornano.
L’evento rientra nella convenzione che ha confermato la prosecuzione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, ma con l’obiettivo di trasformare la città in un punto di riferimento musicale per tutto l’anno e non soltanto in quella settimana di febbraio.
Articolo del
29/07/2026 -
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