Esordito nella scena della “nuova” musica soul una decina di anni fa con un album pubblicato dalla Burger Records (etichetta il cui catalogo comprende titoli di Black Lips, Brian Jonestown Massacre e OFF!, e che quindi si potrebbe erroneamente associare a sonorità più ruvide), Curtis Harding ha alle spalle altre due opere uscite su Anti-, altro marchio di garanzia in ambito discografico.
Il concerto al MONK ha dato al musicista l’occasione di dimostrare il proprio raffinato talento davanti a un pubblico numeroso e fortemente avvinto dalla performance.
Accompagnato da una band affiatata (batteria, basso, chitarra, tastiere), Harding ‒ il cui aspetto può ricordare tanto il primo Stevie Wonder quanto un Eric Dolphy privo di pizzetto ‒ eccelle sia nei ritmi più palpitanti sia quando i tempi rallentano, e le melodie diventano calde, passionali, avvolgenti.
“The Drive”, “Need My Baby”, “Till The End”, “Need Your Love” sono movimentate, trascinanti. “Can't Hide It” omaggia la celebre sequenza di accordi di “All Along the Watchtower” di Bob Dylan.
In un altro momento dell’esibizione pare fare capolino un pezzo degli Orange Juice dell’ultimo periodo, ma è solo un’impressione creata dalle sonorità funky prodotte in particolare da basso e chitarra elettrica.
Le ballate, eseguite soprattutto a metà della serata, sono splendide, e spesso il falsetto del cantante ne accresce l’intensità (ad esempio, durante “Wednesday Morning Atonement”).
Alla richiesta di un bis, Harding e compagni tornano sul palco per interpretare una spumeggiante, coinvolgente “Hopeful”, impreziosita da un magnifico assolo di sei corde elettrica. Chiusura perfetta di un concerto impeccabile
Setlist:
Keep On Shining The Drive Need My Baby The One Till the End On and On Dream Girl Heaven's on the Other Side Face Your Fear Freedom Castaway Explore Can’t Hide It I Won’t Let You Down Wednesday Morning Atonement I Need Your Love
Encore: Hopeful
Articolo del
13/09/2024 -
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